Parlare con il proprio cane quando non è in casa? Non è più solo una fantasia da pet parent iperconnessi. PetPhone, il nuovo dispositivo firmato GlocalMe, promette di rivoluzionare il modo in cui restiamo in contatto con i nostri animali, unendo tecnologia, sicurezza e – sì – anche un pizzico di emozione.
Presentato per la prima volta al Mobile World Congress 2025 e poi mostrato in una versione ancora più evoluta al CES 2026, PetPhone viene spesso definito come il primo “smartphone per animali”. In realtà non è un telefono nel senso classico, ma un dispositivo smart da agganciare al collare, pensato per permettere al proprietario di ascoltare, parlare e monitorare il proprio cane (o gatto) anche a distanza.
Il cuore del sistema è un’app collegata allo smartphone umano. Da lì si possono inviare messaggi vocali, ascoltare i suoni dell’ambiente, ricevere notifiche su movimenti insoliti e controllare la posizione dell’animale grazie a una combinazione di GPS, Wi-Fi e Bluetooth. Nelle versioni più avanzate è presente anche una fotocamera integrata, per osservare cosa sta succedendo quando il cane è solo.
Uno degli aspetti più interessanti è la connettività globale: PetPhone utilizza la tecnologia CloudSIM di GlocalMe, che non richiede una SIM fisica e consente il funzionamento in moltissimi Paesi, rendendolo adatto anche a chi viaggia spesso con il proprio animale. Il dispositivo è compatto, impermeabile (certificazione IP67) e progettato per resistere alla vita reale di un cane.
E il prezzo? Al momento non esiste ancora un listino ufficiale europeo definitivo per la versione più completa. I modelli base legati al tracking sono stati avvistati intorno ai 100 euro, con la possibilità di attivare abbonamenti annuali per le funzioni avanzate di localizzazione e connessione. PetPhone non sostituisce la presenza, né vuole farlo. Ma apre una nuova strada nella pet-tech: quella di una tecnologia che prova a ridurre l’ansia da separazione, aumentare la sicurezza e farci sentire un po’ meno lontani, anche quando siamo fuori casa.
Fantascienza? Forse no. Il futuro, a quanto pare, abbaia.
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