Capire perché alcuni cani restano più calmi e sicuri in situazioni stressanti è una delle sfide della scienza comportamentale canina, con implicazioni per selezione, addestramento e adozione. Una ricerca pubblicata su PLOS ONE suggerisce che le analisi della saliva potrebbero essere uno strumento utile per collegare il comportamento osservato ai processi biologici che riflettono lo stress nei cani.
Lo studio, condotto da ricercatori della Kyungpook National University in Corea del Sud, ha messo insieme test di temperamento strutturati e misurazioni di ormoni dalla saliva di un gruppo di cani sottoposti a stimoli sociali ed emotivi.
I cani sono stati valutati secondo criteri standardizzati come il test Wesen, che osserva reazioni di fronte a estranei, rumori o brevi momenti di isolamento, con punteggi da un giudice esperto per tratti come fiducia e rilassatezza.
I risultati mostrano che i cani con i punteggi migliori nei test di temperamento avevano livelli più bassi di cortisolo salivare, l’ormone dello stress, e livelli più alti di serotonina, un neurotrasmettitore legato all’umore, prima ancora di affrontare la prova. Questi animali mantenevano inoltre risposte biologiche più stabili durante la sfida, rispetto a soggetti con punteggi più bassi, i quali mostravano picchi molto più elevati di cortisolo.
Secondo gli autori, misurare la saliva è vantaggioso perché è un metodo non invasivo che evita l’uso degli aghi e non aggiunge stress durante la raccolta del campione. In altri studi veterinari la saliva si è rivelata un indicatore affidabile del cortisolo presente nel sangue, rendendola un potenziale biomarker pratico per lo stress.
Lo studio evidenzia però anche limiti importanti: il numero dei soggetti è piccolo e le misure di serotonina sono state ottenute solo in parte dei cani testati, quindi non è possibile affermare con certezza che i livelli ormonali causino un certo temperamento. Inoltre, fattori come età, razza, ambiente e gestione precedente dei cani possono influenzare i risultati biologici e comportamentali.
Gli autori suggeriscono che combinare dati oggettivi (come quelli ormonali) con le osservazioni comportamentali potrebbe aiutare a ridurre la soggettività nei giudizi dei test, utile soprattutto nei programmi di addestramento per cani da lavoro o nell’inserimento in nuove famiglie.
In sintesi, lo studio non è un punto di arrivo ma un passo verso strumenti più scientificamente solidi per comprendere come i cani reagiscono allo stress, con potenziali applicazioni per il loro benessere e per una scelta più consapevole nei percorsi di addestramento e adozione.
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