Il cane era nostro migliore amico già 14 mila anni fa, ecco perché

evoluzione cane-uomo

Prima delle città, delle fattorie e persino dell’agricoltura, l’uomo aveva già al suo fianco un cane. Un animale prezioso per la caccia, diventato nel tempo compagno con cui condividere cibo, spostamenti e vita quotidiana. Il professor Peter Mitchell ricostruisce questa lunghissima alleanza nel libro “I primi cani: cacciatori-raccoglitori e i loro amici canini dalla preistoria ai giorni nostri”. E alcune delle storie che emergono sembrano sorprendentemente moderne.

La prima sorpresa è una questione di date. Il cane è stato il primo animale addomesticato dall’uomo e lo era già quando eravamo ancora cacciatori-raccoglitori. Le ricerche genetiche più recenti hanno identificato cani vissuti circa 15.800 anni fa e mostrano che 14mila anni fa erano già diffusi tra Europa e Anatolia. L’agricoltura sarebbe arrivata migliaia di anni dopo.

È da qui che parte Mitchell, professore di Archeologia africana a Oxford, per raccontare un rapporto molto più articolato della classica immagine del lupo che si avvicina all’accampamento per mangiare gli avanzi. L’origine esatta della domesticazione resta ancora oggetto di studio. Sappiamo però che uomini e cani avevano già costruito una forma di collaborazione complessa durante l’ultima era glaciale.

I cani aiutavano nella caccia grazie a olfatto e velocità, facevano la guardia e potevano diventare anche veri e propri mezzi di trasporto, trascinando piccoli carichi durante gli spostamenti. Mitchell segue le loro tracce dall’Eurasia al Nord America e poi verso altre regioni del pianeta. La diffusione dei cani finisce così per raccontare anche quella degli uomini.

Il viaggio, però, procedeva a velocità diverse. Nelle regioni tropicali i cani si diffusero più lentamente e tra le possibili spiegazioni entrano in gioco clima, ambiente e malattie: ostacoli invisibili capaci di fermare un animale che altrove aveva già conquistato un posto accanto all’uomo.

Uno degli aspetti più curiosi riguarda proprio il posto occupato dai cani nelle comunità. Mitchell ricostruisce cosa facevano, come venivano nutriti e curati e persino come venivano “pensati”. Molto presto il loro ruolo sembra infatti aver superato la semplice utilità: i cani entrano nella dimensione sociale e culturale, nelle credenze e nei racconti.

Le nuove analisi genetiche aggiungono un dettaglio suggestivo: un cane vissuto 14.200 anni fa nella grotta svizzera di Kesslerloch possedeva già legami genetici con cani europei successivi e persino moderni. Qualcosa di quei primi compagni dei cacciatori-raccoglitori è arrivato, attraverso migliaia di anni, fino ai cani di oggi.

Sono cambiate le case, le abitudini e ciò che chiediamo loro. Oggi i nostri cani raramente devono trovare una preda o trasportare un carico. Continuiamo a nutrirli, proteggerli, parlare con loro e considerarli parte del nostro gruppo. Il divano di casa, visto così, è soltanto l’ultima tappa di una storia cominciata attorno a un fuoco quasi 16mila anni fa.

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